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3 nov 2024
Emiliano Pozzoni

Argentina campione del mondo in Qatar sotto il segno Leo. Sembra quasi un déjà vu, ma qui si tratta di Doha 2024 e Leo non è Messi ma Augsburger, ventenne promessa del padel argentino, protagonista nel punto decisivo contro l'aggueritissima Spagna. Un altro Mondiale epico, un'altra vittoria per la nazionale argentina all'ultimo respiro. Questa volta in seguito a un ricambio generazionale fortemente voluto da Gabi Reca e Rodri Ovide, che tanto aveva fatto discutere al momento delle convocazioni. Se nel 2022 erano stati le leggende Fernando Belasteguin e Sanyo Gutierrez a completare la clamorosa rimonta sulla Spagna, questa volta i grandi protagonisti sono Tino Libaak (19 anni) e Leo Augsburger (20): 36 75 76 a Paquito Navarro e Mike Yanguas davanti al tifo sfrenato di Di Nenno e compagni, nella avveniristica Khalifa arena di Doha diventata con il passare delle ore sempre più simile alla Bombonera, e punto decisivo per regalare all'Argentina il 12esimo titolo mondiale della sua storia, contro i 4 degli spagnoli.

CARDIOPALMA

Eppure l'inizio sembrava tutto dalla parte della Spagna. Il primo match, a senso unico, vinto da un Arturo Coello dominante accanto all'amico Coki Nieto (61 62 ai Superpibes Di Nenno-Stupa in versione superscolorita) consegnava il primo match point nelle mani di Ale Galan e Juan Lebron, ex numeri 1 dall'alto dei 33 titoli vinti insieme. Uno dei punti di svolta della finale è arrivato al termine di un primo set molto lottato, dove Galan-Lebron non sono riusciti a sfruttare 4 palle-break. Nel tie-break, con gli spagnoli avanti 4-0 è arrivata la clamorosa rimonta di Agustin Tapia e di un Federico Chingotto strepitoso, per gioco e temperamento. La Joya e il Raton, dopo aver perso 63 il secondo set, sono stati capaci di mettere a nudo le falle della ex coppia e, soprattutto, di sollecitare un Lebron che oggi non mostra ancora la sua miglior versione. La partita più bella di tutta la manifestazione si è chiusa con un 62 al terzo per Tapia-Chingo in oltre due ore di battaglia di nervi.

RIBALTONE

Sull'1-1 i favori del pronostico erano ancora dalla parte della Spagna, vista la maggior esperienza di Paquito e Yanguas. Gli spagnoli hanno sfruttato il break decisivo per vincere il primo set e nel secondo hanno subito ripreso il tentativo di fuga degli esplosivi Augsburger e Libaak. I giovani argentini, supportati in panchina da Ovide ma anche da un Sanyo in versione zio saggio, hanno affinato la strategia, cercando di dare più solidità al loro gioco in fase di contenimento, per poi colpire al momento giusto. Ma soprattutto dando sfogo alla loro freschezza e alla voglia di vincere, giocando senza timori reverenziali. Dopo aver trovato un break decisivo nel finale del secondo set, sono stati capaci di riprendere Paquito e Yanguas, avanti di un break nel terzo e di portare a casa il tie-break decisivo nonostante i crampi avessero quasi messo ko Augsburger. Trionfo di cuore e festa grande per l'Argentina nella notte di Doha con un Bela per la prima volta in versione tifoso a ringraziare la squadra: "La finale più bella di sempre, grazie ragazzi per aver difeso così la bandiera più bella del mondo".

GLI AZZURRI

E l'Italia? E' entrata per la prima volta tra le prime quattro del Mondo in campo maschile, ha fatto registrare il miglior risultato possibile e sta continuando a mostrare i progressi di questi ultimi anni. Dopo i ko nei gironi e in semifinale contro i marziani argentini e spagnoli, e dopo aver battuto la Francia nei quarti grazie alle prestazioni monstre di Patiniotis-Dominguez e Cremona-Cassetta, è arrivata la vera e propria "finale"contro il Portogallo, che ha dimostrato di avere ancora qualcosa di più. Araujo-Luque hanno avuto la meglio su Graziotti-Sinicropi, prima del decisivo 2-0 firmato dai solidi fratelli Deus, capaci di trascinare al terzo Stupa-Di Nenno il giorno precedente, con un 64 63 a Patiniotis-Dominguez. Molto positivo il bilancio della spedizione capitanata da Marcela Ferrari e Saverio Palmieri, con la ciliegina del miglior punto del torneo, quello di Michele Bruno nella semi contro gli spagnoli.