CHE BALZO
Una settimana da Dio. Il film lo conoscono anche i meno appassionati di cinema: lo prendiamo in prestito per parlare di Simone Cremona, e di quello che il piacentino è stato capace di combinare a 37 anni suonati. Basta chiacchierare qualche minuto con lui per capire quanto sia sempre capace di spostare l'asticella un po' più in là, di trovare nuovi stimoli e obiettivi quando tanti altri, alla sua età, starebbero già lucidando la bacheca dei trofei e pianificando una vita post-carriera agonistica. Le circostanze che hanno favorito l'impresa di Cremona - primo giocatore italiano a raggiungere le semifinali di un torneo Premier Padel - sono note a tutti: il P2 di Gijon è stato boicottato in massa dai primi 100 giocatori della classifica mondiale, dunque per "Simo" s'è spalancata la possibilità di entrare in tabellone addirittura da testa di serie numero 1, accanto allo spagnolo Jaume Romera. Lui è stato bravissimo a sfruttare l'occasione, anzi, se n'è andato dalle Asturie pure con qualche rimpianto, sconfitto dai quotatissimi Tolito e Gonza in due set molto tirati (il secondo buttato via da 5-0 sopra). Il risultato di Gijon ha permesso a Cremona di entrare in top 100: 18 posizioni guadagnate in un colpo solo, ora è numero 88 del ranking FIP.
Il punto che ha spalancato a Cremona-Romera la porta delle semifinali a Gijon
PREMIO MERITATO
Otto volte campione italiano, vincitore agli Europei 2019, "scudettato" con l'Orange nell'ultima Serie A, colonna per anni della nostra Nazionale... Simone Cremona è un'istituzione nel mondo del padel italiano, nonché la dimostrazione che nel padel d'élite c'è spazio anche per qualche italiano di nascita, con tutto il rispetto possibile per i naturalizzati come Patiniotis, Perino, Iriart o Dominguez, che sono stati - e sono - importanti come traino al movimento. Dietro Cremona, si muove una generazione azzurra più giovane e con buone prospettive (Cassetta, Abbate, Graziotti, Di Giovanni, Iacovino, solo per fare qualche nome) e chissà che, pian piano, non si realizzi ciò che Fernando Belasteguin ha preconizzato qualche tempo fa in un'intervista a Padel Reporter: una crescita di massa che porti l'Italia, in 10-15 anni, a ripetere nel padel quello che di meraviglioso ha fatto nel tennis.






