MILANO - Per molti è stato il Diego Armando Maradona del padel. Perché mancino, ma soprattutto perché dotato di un talento che non si spiega. Non se l'è mai spiegato nemmeno lui, che alza gli occhi al cielo, e dice: "Arriva da lassù, io a un certo punto me ne sono semplicemente accorto". Juan Martin Diaz, 48 anni, ha appena annunciato l'addio al padel. La fine di una carriera leggendaria, iniziata a metà degli anni Ottanta, dopo aver deciso di abbandonare il tennis, suo primo amore, e caratterizzata da numeri che impressionano e sembrano impossibili da superare: 13 anni consecutivi da numero uno del mondo in coppia con Fernando Belasteguin (uno in più se si aggiunge l'anno da primo al mondo con Bebe Auguste); un anno e nove mesi senza perdere un match; 23 tornei vinti di fila, sempre con Bela ovviamente. Per tutti, "il signore dei riflessi", per quel modo di giocare istintivo e all'epoca molto innovativo. L'abbiamo incontrato a Milano, a margine dell'ultimo Premier Padel della stagione, pochi minuti prima di ricevere l'omaggio alla carriera da parte di organizzatori, colleghi e pubblico. Juan, non sembra vero, ma è arrivato il momento di dire addio. Purtroppo sì. Devo dire che è un momento molto duro. Allo stesso tempo, in questi giorni ho avuto modo di riguardare indietro e posso dire di aver avuto la carriera sognata. Se chiudi gli occhi, qual è l'istante della tua carriera che ti viene in mente per primo? Il momento che ricordo più di ogni altro è un torneo internazionale disputato in Paraguay con l'amico di tutta la vita Leo Padovani, con cui ho cominciato a giocare a Mar del Plata. Abbiamo battuto le coppie uno e due del mondo. Avevamo 17 anni e all'improvviso ci siamo trovati addosso sguardi e attenzioni da parte di tutti. Poi, più avanti negli anni, posso dire che i momenti più intensi siano stati quelli dei Mondiali. Sono giorni incredibili per la carriera di un giocatore, con molta pressione ed emozioni da dover gestire. Tu e Fernando Belasteguin siete stati la coppia più importante della storia di questo sport, nonostante un rapporto non sempre idilliaco. (Sorride) E' vero che c'è stata molta tensione dentro al campo, molte scintille. Tra di noi però c'è sempre stato grande rispetto e tengo sempre a sottolineare che non abbiamo mai avuto problemi fuori dal campo. Ricordo soltanto una volta, in cui abbiamo parlato seriamente e discusso. E' successo quando avevamo appena iniziato a giocare insieme e non eravamo ancora numeri 1. Le telecamere ti hanno inquadrato mentre parlavi con lui a bordo campo durante il torneo. E' ancora lì a giocarsela con ragazzi di vent'anni più giovani. Io sono molto contento che lui sia cresciuto così tanto e sia diventato il miglior giocatore della storia, dopo un percorso in gran parte condiviso con me, per 14 anni. Abbiamo anche avuto modo di crescere entrambi come persone, abbiamo entrambi due famiglie bellissime. Ci siamo incontrati durante il Premier, prima della sua partita e abbiamo chiacchierato un po'. Non mi stancherò mai di dire che per me è il miglior giocatore che abbia mai giocato a padel. Soprattutto per intelligenza. Forse non è il migliore in nessun colpo specifico, ma sa fare tutto come nessun altro. E ha una forza mentale unica. Hai attraversato tutte le epoche del padel. Come è cambiato negli anni questo sport? Oggi i giocatori sono più preparati. Ci sono più atleti, più professionisti. Noi siamo stati tra i primi ad avere un coach che ci seguiva a tutti i tornei. Abbiamo introdotto le figure del preparatore fisico e dello psicologo, figure che oggi sono del tutto normali per i giocatori. L'evoluzione poi è totale: a livello mediatico, le televisioni, i social network. Credo che il padel avrà un futuro incredibile. Ci sono sempre più giocatori e aumenta la qualità del gioco. Lo vedremo sempre più in alto, è un processo inarrestabile. Chi è il nuovo Juan Martin Diaz? Il giocatore che più mi piace andare a vedere è Agustin Tapia. E poi Juan Lebron. Sono giocatori diversi. Questo senza togliere merito a nessuno. Ci sono tantissimi giocatori forti, parlo solo di gusto personale. Il gioco di Agustin è un'armonia. Mi piace molto, quando guardo le partite, non sapere o non capire cosa accadrà: quando gioca lui non sai cosa può succedere. Ha migliorato molto gli aspetti professionali negli ultimi anni e i frutti del suo lavoro sono davanti agli occhi di tutti. E' sempre calmo, non si scompone quando vince né quando perde, mi sembra un'ottima persona anche fuori dal campo. Oggi pagherei il biglietto per andare a vedere Agustin Tapia. Sappiamo che il tuo futuro sarà sempre legato al padel. Sì, sto avviando dei progetti negli Stati Uniti con un gruppo che si chiama Reserve Padel. Abbiamo molte cose in cantiere. Al momento abbiamo due club, uno a New York, in un posto incredibile, in mezzo ai grattacieli, e uno a Miami, bellissimo, con la vista sulla città alle spalle della struttura. Sono dei "pop up" club, nel senso che non sono fissi, ma provvisori. E' un progetto molto ambizioso, che crescerà tanto negli anni. Spero possa essere utile allo sviluppo del padel negli Stati Uniti. E anche a me, per rendere meno amaro l'addio alle competizioni dopo così tanto tempo.
ULTIME NOTIZIE

notizie
Paula-Bea, Lebron-Leo: tutte le coppie del 2026
6 gen 2026
Stefano Cantalupi

notizie
Post Roma: Gemma numero uno, super Galan, svolta Tolito
19 giu 2025
Stefano Cantalupi

notizie
Premier Padel a Bruxelles: il ruggito dei numeri uno
27 apr 2025
Stefano Cantalupi

notizie
Premier Padel a Doha: i verdetti del Major
20 apr 2025
Stefano Cantalupi

